Giovedì, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

TREVI E BOVARA
Chiesa e Convento di San Francesco
Beato Ventura da Pissignano di Trevi
Convento di San Martino
Santo Antonino Fantosati
San Pietro di Bovara
CHIESA E CONVENTO DI SAN FRANCESCO

CHIESA E CONVENTO DI
SAN FRANCESCO

Trevi, chiesa di San Francesco: a sinistra, “Predica di San Francesco a Trevi” (tela scomparsa); a destra, grossolano bozzetto rimasto sull’intonaco dopo la scomparsa della tela

A a prima chiesa che ebbe a far parte del convento, fu la chiesa romanica di Santa Maria, della quale si ha testimonianza nella epigrafe oggi murata nella cimasa del timpano della parete ovest; l’iscrizione recita: “Magister Angelo fecit hoc opus Anno Domini MCCLXVIII mense maii. Ave Maria gratia plena Dominus tecum benedica tu”.

Della facciata originaria rimane la cortina muraria in blocchetti di pietra calcarea locale, il portale e l’ingombro del rosone, che fu poi spostato nella posizione attuale.

Tra la fine del XIII secolo e gli inizi del successivo, iniziò la costruzione della nuova chiesa, nella quale, nel 1310, fu sepolto con molti onori il beato Ventura da Pissignano, la cui fama di santità e di venerazione fece sì che la originaria intitolazione a Santa Maria mutasse in quella del beato Ventura.

La chiesa di Trevi, secondo lo stile degli ordini mendicanti, si presenta a unica navata con copertura in capriate di legno, e abside centrale pentagonale fiancheggiata da due cappelle a pianta rettangolare.

Il lato sud della sacra aula accoglie il trecentesco portale d’ingresso, formato da fasci di colonnine terminanti con capitelli fogliati, su cui poggiano due leoncini sporgenti, che si congiungono a formare un arco ogivale; nella chiave di volta è scolpito l’agnello mistico. All’interno dell’arco è una lunetta con affresco della fine del sec. XIV, raffigurante la “Madonna con il Bambino, San Francesco e Santa Chiara” e la scritta frammentaria “Hoc opus fecit fieri … MCCCC”. L’opera è stata attribuita al “ Maestro” dell’Abside destra di San Francesco a Montefalco, come le “Storie di Sant’Onofrio” nella parte destra della chiesa e “San Michele Arcangelo” nella controfacciata.

All’interno, l’unica navata è illuminata da una monofora, da una grande bifora posta al centro dell’abside e dal rosone da cui entra la luce al tramonto. Detto rosone, un tempo ornante la facciata principale dell’edificio, si presenta con colonnine a raggiera; ai suoi lati tre piccoli rosoni tamponati; al vertice del timpano è l’epigrafe precedentemente descritta, con a fianco le sculture raffiguranti il papa e l’imperatore.

Le pareti interne della chiesa dovevano essere quasi completamente ricoperte di dipinti.

L’abside pentagonale, ingentilita da un bel coro del sec. XVII, mostra un ciclo di affreschi della metà del sec. XIV, con le “Storie della Vita della Madonna”. L’opera, a detta del Todini, è da attribuire al “Maestro di Trevi”; dello stesso artista sarebbero anche gli affreschi delle cappelle laterali. Nelle lunette sono i quattro evangelisti, di cui rimangono “Matteo” e “Marco”.

La zona presbiterale è attraversata, in alto, da una trave lignea dipinta dal “ Maestro del Dittico Poldi Pezzoli” , sulla quale poggia una trecentesca “Croce” da iconostasi, con le consuete immagini della Vergine e di San Giovanni nelle tabelle laterali, il Cristo benedicente nel tondo in alto, San Francesco ai piedi del Crocefisso.

La Cappella di destra, che custodisce i resti del beato Ventura di Pissignano, è ornata da bei affreschi del sec. XIV; tra i quali: “Sant’Emiliano”; i “Santi Ventura, Nicolò e Andrea”; “Due profeti”; “San Giovanni Battista”; una “Santa”; i “Quattro Evangelisti”; i “Santi Pietro e Paolo”;un “Santo francescano in un paesaggio”.

La Cappella di sinistra, dedicata a Sant’Antonio da Padova, presenta, oltre a cenotafi della famiglia Valenti ed alla statua settecentesca del Santo padovano, piacevoli affreschi del sec. XIV, raffiguranti “Santi entro edicole” (Beato Urbano, Santa Caterina d’Alessandria, Sant’Antonio da Padova, Santo Stefano).

Ai lati dell’abside, su mensole di legno, sono le statue lignee raffiguranti i “Santi Chiara e Francesco” (sec. XVII).

Nella parete di sinistra, sopra l’ingresso della antica sacrestia, sono due immagini quattrocentesche raffiguranti la “Madonna con Bambino”.

Una piccola porta immette nella attuale sacrestia dove si conserva un lavabo da sacrestia in maiolica di fattura gualdese del XVII secolo.

Nella parete di sinistra della navata della chiesa, è l’altare delle “Stimmate di San Francesco”, ornato da una bella tela di Avanzino Nucci, raffigurante il “Santo assisiate e le stimmate”. Ai lati della cornice, entro i rincassi, sono raffigurati: la “Visione dei Troni”; “San Diego”; la “Predica di San Francesco a Trevi”; la “Liberazione del carcerato per opera di frate Leone”; il “Beato Ventura”; “San Francesco in visita ai malati”; “San Francesco in gloria”.

Addossato alla parete della navata, è il cinquecentesco organo monumentale, già considerato «rarissimo esemplare superstite di quel tipo che nel Rinascimento veniva definito organo da muro».

A sinistra è l’altare della “Crocefissione”, ingentilito da una bella tela raffigurante “Gesù in Croce”; vicini sono dipinti murali del sec. XIV, raffiguranti: “Papa Urbano V” e “Santa Caterina di Alessandria”.

Nella nicchia, è un grande affresco di Fabio Angelucci da Mevale (1577), raffigurante la “Sacra famiglia e Santi”.

Nella parete di fondo è il sarcofago in pietra del sec. IV, che conservò il corpo del Beato Ventura; al di sopra sono resti di dipinti del XIV secolo e a sinistra l’affresco di scuola folignate della seconda metà del sec. XV, raffigurante “San Bernardino da Siena e Santi”.

Ancora, nella parete di fondo altri frammenti di affreschi del XIV secolo. Riconoscibili una chiesa e un prelato e forse Cristo flagellato.

Nella parte destra della navata, sono affreschi del sec. XIV con le “Storie di Sant’Onofrio”.

Bello l’altare dedicato allo “Spirito Santo” (1613), ornato da una tela attribuita a Simeone Ciburri (†1614), raffigurante la “Discesa dello Spirito Santo sopra la Vergine e gli Apostoli”. Accanto è l’ affresco del sec. XIV con la “Madonna e il Bambino in trono”.

A sinistra dell’ingresso principale alla chiesa è collocata una bella acquasantiera rinascimentale, al di sopra della quale è un mutilo affresco del sec. XV raffigurante “Sant’Antonio da Padova”. Segue il dipinto raffigurante la “Madonna col Bambino e San Pietro da Verona, martire domenicano”.

Vicino è l’altare dedicato alla “Madonna della Neve” (1620), con una bella tela di Ascensidonio Spacca detto il “Fantino” (1557-1646).

Avanzando, sono altri frammenti di affreschi del sec. XIV, tra i quali la “Presentazione di Gesù al tempio”.

 

Adiacente alla chiesa è l’ex convento dei francescani, fondato nel sec. XIII, ma ricostruito interamente negli anni 1640 – 50.

L’architettura del complesso ruota intorno al chiostro centrale, costituito da un portico con pilastri a base ottagonale ed archi a tutto sesto, ed un loggiato superiore costituito da archetti a tutto sesto con finestrature.

Le lunette del portico offrono la visione di mutili affreschi raffiguranti la “Vita di San Francesco” di Bernardino Gagliardi da Città di Castello (1609-1660), «uno dei nomi più prestigiosi sulla ribalta della pittura umbra del suo tempo» , la cui presenza a Trevi si può fissare al 1645 (alcune lunette sono state ridipinte nel sec. XVIII da un pittore trevano, che si firma con il nome “Antonius Birretta de Trebio”).

Bernardino Gagliardi affrescò anche il parlatorio con composizioni per lo più a soggetto biblico, con al centro della volta l’ “Estasi di San Francesco”.

Il convento, dopo l’ondata devastatrice napoleonica, fu soppresso.

Oggi il complesso è sede della cosiddetta “Raccolta d’Arte di San Francesco” e del “Museo della Civiltà dell’Ulivo”.


Paolo Rossi
paolorossi62@tele2.it



 
 



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